Quando non si conservano ricordi chiari dell’infanzia, può nascere la sensazione di non avere “materiale” su cui lavorare. In realtà, il trauma non vive nella memoria narrativa: vive nelle risposte automatiche del sistema nervoso.
Molte persone cresciute in contesti poco sicuri hanno imparato a proteggersi “spegnendo” la connessione con le proprie sensazioni, perché allora era troppo. Il risultato, anni dopo, non è un ricordo, ma reazioni corporee che si attivano senza che se ne capisca il motivo: ansia, panico, improvvisi crolli di energia, difficoltà a restare presenti.
Nell’Analisi Transazionale possiamo leggere questo fenomeno come un antico adattamento del Bambino, che ha dovuto imparare strategie di sopravvivenza non attraverso le parole, ma attraverso il corpo. Oggi quello stesso Bambino implicito continua a reagire per come ha imparato allora, anche se l’adulto che siamo diventati vive in un mondo diverso.
La buona notizia è che l’elaborazione del trauma non richiede di recuperare il ricordo. Richiede di lavorare con ciò che il corpo mette in scena adesso. I percorsi terapeutici orientati al trauma, dal lavoro somatico all’EMDR, fino agli interventi che integrano l’Adulto dell’Analisi Transazionale, permettono di intervenire sulle risposte fisiologiche attuali, trasformando schemi che un tempo sono serviti a sopravvivere.
Quando l’Adulto prende contatto con ciò che il corpo ripete, senza forzarlo e senza identificarvisi, può costruire nuove modalità di regolazione e sicurezza. È un processo che non si basa sulla ricostruzione della storia, ma sulla possibilità di dare al sistema nervoso un’esperienza diversa, più stabile e più coerente con la vita di oggi.
Non avere ricordi non è un ostacolo. È semplicemente il segno di quanto il corpo abbia dovuto proteggersi. Il lavoro terapeutico consiste proprio nel creare, ora, le condizioni perché quei vecchi automatismi possano finalmente sciogliersi.